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Di Luca Bacchi Anche nella tradizione cristiana esistono le pratiche di purificazione dai moti della mente proprio come nella tradizione indiana e buddhista. L'obiettivo rimane sempre il medesimo ma nominato in modi differenti. Per la meditazione buddhista il non-attaccamento alle centomila forme conduce alla liberazione e il primo attaccamento è proprio il pensare ad esse. Nella tradizione cristiana si cerca la medesima liberazione ma essa viene chiamata ricerca di Dio. Il trattato pratico di Evagrio Pontico (Monaco eremita padre del deserto nato nel 345 D.C) descrive un "metodo" per purificare l'anima, per renderla libera e pura da ogni attaccamento che non sia Dio. In esso si parla di un lavoro di purificazione del cuore affinché esso trovi la sua primitiva bellezza, salute e salvezza. Si può dire che sia un trattato terapeutico che conduce l'essere umano a conoscere sè stresso, la sua vera natura, di essere "a immagine e somiglianza di Dio". Tale percorso di purificazione diviene una via di guarigione non solo spirituale ma anche psico-fisica. La tradizione monastica infatti considera la condizione dell'essere umano medio, una condizione patologica e pertanto egli necessita di una purificazione, una conversione, un cambio di strada volontario che lo riconduca alla sua essenza originaria perduta, una essenza di bellezza, purezza, salute e salvezza. La pratica consiste in una vera e propria analisi e scansione dei moti che si muovono al nostro interno come pensieri, pulsioni, passioni che ci disperdono e ci agitano e allontanano dal nostro centro che è Dio. Un' attenta analisi di quei moti che "separano" (diaballo) e spezzano la nostra unità in Dio. Particolare attenzione in questa pratica è rivolta ai "logismoi" che possiamo tradurre con "pensieri" i quali vanno analizzati e combattuti con grande tenacia. Tali "logismoi" verranno nominati diversamente in futuro nella tradizione cristiana con termini come "demoni" o "diabolis" proprio perchè essi portano l'essere umano ad allontanarsi da Dio. Sono essi che di fatto si oppongono all'unità dell'essere umano. In questo lavoro l'essere umano si pone in posizione di custode del proprio cuore, o in altri termini, si pone come osservatore di se stesso e da tale posizione "discerne" ciò che in se stesso nasce per separarlo da Dio e quindi non seguire tale moto, non dare ad esso energia, lasciarlo passare. Qui, le corrispondenze con la pratica meditativa indiana e buddhista sono sconcertanti. Evagrio poi, distingue, descrive e nomina otto tipologie di "logismoi" che ci portano alla separazione da Dio. Lui li definisce "sintomi di malattia dello spirito o malattia dell'essere". Tali sintomi avranno all'interno della tradizione una lunga storia fino ad essere nominati, con alcune piccole differenze, i sette peccati/vizi capitali. Si noti come la terminologia "paccati capitali" sia molto più cruda e violenta rispetto alla terminologia usata da Evagrio "sintomi di malattia dello spirito". Una terminologia che nel tempo si è indurita ma che in sostanza descrive esattamente gli stessi moti. La parola "peccato" infatti significa "sbagliare il bersaglio" ovvero un'azione di non corrispondenza con il bersaglio ma separazione da esso ed è proprio questo che in noi accade quando i pensieri ci conducono lontano dal nostro centro/bersaglio che è Dio e disperdono tutto il nostro essere rendendoci vulnerabili, fragili, confusi. "Sintomi di malattia spirituale" che col passare del tempo nel linguaggio diventano "vizi capitali". Il moralismo infatti farà dimenticare a poco a poco il carattere "terapeutico" della pratica di osservazione e discernimento dei moti che si muovono nell'essere umano. La pratica tramandata da Evagrio Pontico, in estrema sostanza è una vera e propria "pratica di psicanalisi" nel senso letterale del termine ovvero di analisi della propria anima (psiche).
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Febbraio 2026
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